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Sedevo al tavolo del signor Decesso con l’abito incompiuto e qualche piuma ornamentale di un cigno catturato con l’abile cinquenne nell’eterno parco della signora Morte. Avevamo raccolto margherite dal vento piegate per attirare l’acquatico uccello sotto il settimo pesco e sventrarlo. Nessun grido nell’aria allacciando al tronco il lungo collo del nobile anatide. Solo del rosso colante dal becco che figurai come lingua prigioniera di un fiocco. Il Signor Decesso nulla sapeva dell’omicidio che m’adornava. Sempre m’accarezzava sporgendo dalle labbra le zanne con la mano sinistra mozzata. D'improvviso l’Altissimo è sceso dal soffitto sgomento in tenuta da caccia per rimproverarmi. Lui lo sapeva cos’avevo commesso, per questo ho deciso d’amarlo.
Regnante dell’abisso a strapiombo sull’infanzia.
Vorrei vederti adesso spalancato tra i proiettili. Una gorgiera di metallo stretta al collo. Vorticosi capofitti nell’eretta geometria di un pianto.
Vorrei incontrarti adesso nella stanza delle rivoltelle. Tra le fotografie del mio suicidio.
Non certo per scelta Emily ha rinchiuso la sua vita in quella stanza, l’ha fatto bensì per difendersi. Solo la morte rende la grandezza tollerabile.
Frequento morti. Costantemente dialogo con i loro scomparsi cadaveri distendendo nell’immobilità la mia assente presenza. I miei nobili nonni paterni hanno disciplinato il mio corpo a quest’arte. Mia. Miei. Mio. Di nessuno. Ludwig von Wittelsbach è solito conversare poggiando la testa sulle ginocchia. Spesso mi chiede il permesso di spolverare un antico ornamento raffigurante una chiave in cristallo. Adoro guardarlo compiere quelle movenze da serva. Oggi indossava una vestaglia di pizzo color viola mammola, sapendo quanto il floreale mi ecciti. Credo diverrà il mio confidente, il denunciatore per eccellenza. Quanto la realtà procuri tedio all’angolo destro del mio aggraziato cervello è cosa oramai risaputa. La realtà è già creata. A nulla serve. Necessito di novità repellenti.
Ludwig von Wittelsbach, fu dichiarato pazzo e deposto.
J’arrivais au sanatorium en apportant des fleurs à ton crane. Ma divine à l’indifférence déraciné en deux cahiers de langues tu as décrit une pose. Je te vois déployée dans le vent me rejoindre. Nous avons parlé assis à la piscine parmi les zèbres t’en rappelles-tu ? Il y avait enfants flottants dans l’eau qui te tendaient les dents. Leurs bras tenaient des sphères que le feu volait. Mon soleil d’éponge avec les doigts fermés tu soulevais le verre. Un mystère la vie que seul dans la mort se rencontre. Tu consentais couverte de soie avec les jambes croisées, en m’observant éteindre la cigarette sur le poignet. Les mains contre les vitres des pins. Je dansais. Ma grande solitude réfléchie. La gorge c’est un parc de girouettes azurs.
Arrivavo in sanatorio portando dei fiori al tuo teschio. Mia divina dalla noncuranza divelta in due quaderni di lingue hai descritto una posa. Ti vedo spiegata nel vento raggiungermi. Abbiamo parlato sedendo in piscina tra zebre ricordi? C’erano bimbi galleggianti nell’acqua che ti porgevano i denti. Le loro braccia reggevano sfere che il fuoco rapiva. Mio sole di spugna con le dita raccolte sollevavi il bicchiere. Un mistero la vita che nella morte s’incontra. Annuivi coperta di sete con le gambe incrociate, osservandomi spegnere la sigaretta sul polso. Le mani contro le vetrate dei pini. Danzavo. Mia grande solitudine specchiata. La gola è un parco di girandole azzurre.